" Benchè strettamente legato alla vita del suo autore, il romanzo di Proust si colloca, inequivocabilmente sul versante opposto dell' autobiografia; in esso non vi è la minima traccia di intenzionalità autobiografica, Proust non l' ha scritto per parlare della sua vita, ma per illuminare i lettori sulla loro: -... Ogni lettore, quando legge, è soltanto il lettore di sè stesso . L' opera dello scrittore non è che una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di scorgere ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. Il riconoscersi del lettore in ciò che il libro dice è la prima delle verità di questo... -. ( Milan Kundera, Il sipario, pag 107 ).
Ci riflettevo sopra ieri notte. Non riuscivo a dormire. Ripensavo al post che avevo appena finito di scrivere e osservavo che forse sto sbagliando. Intendo dire che già è complicato tenere le fila della faccenda della realtà. Immaginatevi scriverla, e cercare di farlo nel migliore dei modi. Quindi con una certa consapevolezza tecnica. A volte l' emozione ti prende la mano, e non è più la storia, il linguaggio che regola la scrittura. E questo è deleterio. Perchè fa scadere nell' autoreferenzialità e sfilaccia la trama del racconto, rendendola inconsistente. Un' accozzaglia di emozioni buttate lì.
D' altra parte ci sono cose in quello che mi è accaduto che non sono mai state raccontate. E se scrivo per me stessa su un quaderno o su un file archiviato nel pc va a finire che mi abbandono allo sfogo e alla sciatteria.
Pubblicando in rete sono incentivata a tirare fuori qualcosa da tutta questa merda: se non facessi altro che piangermi addosso e invocare la compassione del mondo cosa ci sarebbe di interessante da raccontare?
Vero : mi piango un sacco addosso. Del resto impedirmi di soffrire sarebbe l' apice della crudeltà, se ci pensate sopra un paio di minuti.
Piango e faccio altro.
E fino al giorno in cui non avrò sistemato alcune questioni che riguardano il mio corpo non avrò mai la concentrazione e l' energia per raccontare una storia che non mi riguardi, o almeno che non mi riguardi completamente. E penso che i personaggi di una storia debbano avere una vita completamente autonoma da chi li ha creati, altrimenti sarebbero degli : - Io - travestiti da - loro -.
Forse un giorno riuscirò a trascendere dal male che sto provando adesso, e mettere le mani sul romanzo che ho sempre sognato di scrivere. Per il gusto di raccontare qualcosa, non per il bisogno di sublimare le zone d' ombra.
Intanto scrivo di me. Anche se più che la costruizione di una poetica sembra un' attività terapeutica. C' è chi sostiene che per non sprofondare sia lecito servirsi qualsiasi mezzo. Pure di questo.
...Tuttavia ci sono dei ricordi che vorrei permanessero, in un modo o nell' altro.
Come quando il giorno dopo la tua laurea mi hai telefonato sul cellulare e mi hai chiesto : " Posso entrare ? " ed eri già lì fuori dalla porta di casa.
Allora io ti ho fatto accomodare, anzi no, ho indicato una sedia e ti ho ingiunto di sederti.
E tu ne ne esci con quel : " Non sono qui per procrastinare l' addio ". E io davvero non saprei dire se mi sono emozionata di più più per il significato delle tue parole oppure perchè avevi usato il verbo procastinare. Da te proprio non me l' aspettavo: procrastinare. Mi hanno assalita addirittura i dubbi sul significato del verbo.
Poi ti ho guardato, tutto così compito e compreso nel ruolo di quello che ha deciso di buttarsi che mi hai fatto tenerezza. " Perchè no, vedi, non si tratta solo di amicizia ".
Avevo addosso quel pigiama di pile rosa, logoro ed ero tutta spettinata, perchè ero a letto quando mi avevi chiamata. Marilù la definì - la tenuta antistupro - . Quando gliel' ho raccontato me l' ha rimprovarato per giorni. " E almeno un paio di jeans e una maglietta te li potevi infilare, per quel povero ragazzo... ".
Ma, quando hai suonato io stavo appunto per addormentarmi. Niente nanna la notte precedente, l' avevo passata tutta a piangere sulla spalla di un amico che per distrarmi mi ha tracciato una cronologia della mistica sufi: nel suo letto, alle quattro di notte, per farmi pensare a qualcos' altro che non fossi tu. Perchè avevo stabilito che dopo la tua laurea sarei sparita completamente dalla tua vita, almeno per un po'. Per salvaguardarmi. Perchè se davvero, come intuivo ( ne avrei avuto la conferma in seguito ) il problema era la mia malattia, inutile insistere: non si poteva risolvere, era un dato da accettare, prendere o lasciare. Tu però il giorno dopo sei venuto a cercarmi.
Ti ho guardato negli occhi a lungo. Me lo domando ancora, innamorata com' ero dove ho trovato la forza di chiederti : " Sei sicuro di quello che stai dicendo ? Perchè se si tratta di amicizia quella ce l' avrai sempre, non preoccuparti. Ma non importi niente che non senti... ". Forse sta in tutti i libri che ho letto. L' abnegazione di un' eroina da romanzo.
E tu mi hai fatto segno di no. Perchè non l' ho baciato, allora ?
Avrei chiarito subito le mie perplessità. Ma sembrava così sorpreso dalla propria scelta che mi sembrava di violentarlo, anche se si trattattava solo di uno stupido bacio.
Ma non è per questo che sto scrivendo. E' per cercare di rievocare la scarica elettrica che mi ha attraversata in quei momenti lì e che già sta sfumando nella mia memoria. In quel momento mi è sembrato che l' amore esistesse anche per me. Quell' entità fantomatica che mi garantivano un giorno avrei trovato pure io, ma a me restava il dubbio. E questo sentimento non era niente di grande o perfetto, anzi era una piantina piccola e minuscola. Tu dicevi che non avevi intenzione di sradicarla. Volevi farla crescere con me. E non era la realizzazzione di un sogno quella che mi accellerava i battiti, era la possibilità di lottare per noi nella concretezza di ogni singolo giorno.
Da tenere a mente è sopratutto la luce morbidissima che entrava dalla finestra della cucina che trasfiguarva il sorriso di Skellington e lo rendeva luminoso come una galassia tutta di soli.
Nostalgia (Eh sì... succede che sia irreprimibile). Kundera in tutto questo individuerebbe un' intossicazione da lirismo ma, sinceramente, chissene.
Ti ricordi ?
"Queste erano le nostre mani. 3 metri sopra la strammerda.
Poi, disgraziatamente ci si cadde entrambi. Ahimè".
Soundtrack: Cin cin! ( Baustelle )
⇒ Alla nostra grazia
Nello scrivere
Versi senza forza
Al non vivere
Al nostro “per sempre”
E ai nostri “mai”
Alle dipendenze
Allo stile che ci rende
Noi
Io e te
Un futuro non c’è
Ma vedrai
Ci sarà
Cambierà
Parleremo anche noi
Io e te
Del futuro che c’è
Nelle mani che hai
Nel coraggio che ancora non ho
Se mi concentro
Il Brasile
Lo invento
Alle sigarette
Alla vaniglia
Alla meraviglia
Della solita vita maledetta
Che ti porterà
A Rio de Janeiro
Brindo ma credo soltanto a noi
Io e te
Un futuro non c’è
Ma vedrai
Ci sarà
Cambierà
Rideremo anche noi
Io e te
Del futuro che c’è
In questi occhi che hai
Nel coraggio che ancora non ho Ma sento dentro Che un amore Lo invento
" I perseguitati non erano in nulla migliori dei persecutori. Posso benissimo immaginarli con i ruoli invertiti. Tu, forse, vedrai in questo l' alibi di un uomo che vuole liberarsi della propria responsabilità e scaricarla sulle spalle del creatore, il quale ha fatto l' uomo così com' è. E forse è bene che tu la veda così. Perchè arrivare alla conclusione che non ci sono differenze tra il colpevole e la vittima significa perdere ogni speranza. E questo si chiama inferno, ragazza mia " ( Da Il Valzer degli addii, pp 87-88 ).
A un certo punto del libro si percepisce una brusca accellerazione di ritmo. Da quando compare la compressa azzurra E le digressioni, scompaiono, rallentano o semplicemente hanno perso importanza ai miei occhi.
La mediocrità dei personaggi diventa - per me - insostenibile, addirittura atroce. Mi verrebbe d' afferrarli per una spalla e scuoterli.
Forse sono davvero troppo dovstoievskjiana per apprezzare a pelle i romanzi di Kundera, anche se da aspirante scrivente ammiro tantissimo la leggerezza e il distacco con cui muove i fili dei proprio personaggi.
Il Demonio sostiene che non c' è niente di atroce, al lui lo definisce grottesco. E' un punto di vista comprensibile: la vicenda del medico l' ho trovata estremamente divertente. Ma le riflessioni di Olga in seguito alla morte dell' infermiera, la sua sincera e profonda convinzione di aver fatto trascorrere una notte stupenda al proprio amante mi ha costretta a masticare l' amaro per ore. Sì, è reale. E' così che funziona. Ci si illude continuamente di suscitare emozioni che invece non si provocano , di essere migliori di quanto in realtà non si sia , di essere generosi quando non si ha che la fortuna di poterselo economicamente permettere. Ma questo duplicare la meschinità totale nella finzione di un romanzo la rende ai miei occhi davvero irritante. Perchè sulla letteratura si può agire ancora di meno che sulla vita. E leggere un capolavoro grottesco amplifica al cubo la propria impotenza.
Il Sipario invece lo trovo stupendo e interessantissimo già a livello epidermico. E' la lettura che ci vuole per ogni aspirante scrivente. Lo stavo leggendo, oggi, fuori dallo studio della fisiatra, mentre aspettavo la visita. In un quarto d' ora è riuscita a farmi sentire un corpo da rottamare, proprio adesso che stavo iniziando a riprendermi. Tendini in retrazione. Scoliosi in avanzamento. Spalla ipercontratta. Osso dell' anca in spostamento. Avrebbe evitato di enumerare gli aggravamenti fisici le sarei stata gratissima. Probabilmente ha ancora negli occhi l' immagine della bimba ostinata che ero e che non voleva sottoporsi fisioterapia. E ora evitarla è l' ultimo dei miei pensieri. Non è che farla sia il primo, intendiamoci, ma avete capito cosa intendo. Torno da Kundera. See you.
Fu così che, animata da una sorta di timore reverenziale, mi accostai a Milan Kundera.
" Poichè Olga amava sdoppiarsi, anche in questo momento quella che osservava mise a tacere quella che viveva: cosa importava di essere fatta o in un altro modo ? Perchè si tormentava a causa della sua immagine allo specchio ? " ( Da Il valzer degli addii, pag. 82).
Sto leggendo il Valzer degli Addii. Non uno dei soliti romanzetti pulp che leggo di solito. Ha uno stile rarefatto e delicato. Quieto. La vicenda è fragile come una ragnatela però la struttura è piena di rimandi interni. Uomini che non possono avere figli, ragazze che rimangono incinte, un ginecologo che feconda le pazienti a loro insaputa e un suo caro amico che ritiene un male il dare il proprio contributo per la continuazione del genere umano. Infermiere carine e ragazze non belle. Vigilanti della rivoluzione comunista che considerano i cani un vezzo borghese e futuri profughi che mettono in salvo un boxer. Forse il rapporto dei singoli personaggi con i cani potrebbe essere un' efficace chiave di lettura del romanzo. Ma più della trama mi stanno interessando gli aneddoti e le riflessioni che ci mette dentro. L' interpretazione della vicenda di Simeone stilita ha qualcosa di sorprendente. Appena l' avrò finito mi metterò a leggere Il sipario. Così, al primo impatto Kundera mi sembra di preferirlo come saggista.
I suoi personaggi esprimono le emozioni in modo trattenuto, troppo delicato e rarefatto per le mie corde.
Però nella descrizione degli stati d' animo è precisissimo, impeccabile: davvero un maestro. Inizio a capire perchè il Diavolo me lo ha consigliato. E adesso scappo perchè ho promesso alla mia guida intellettuale una compilation su cd. Non so se sono in grado di usare il programma per masterizzare. Tentar non nuoce. Vado
Stamattina mi sono svegliata decisamente bene. Tra le altre cose dev' essere merito del libro che sto leggendo. Vi ricorderete ilpostche ho scritto tempo fa a proposito della difficoltà di scovare libri divertenti. Ecco ne ho uno sottomano: Più rispetto che sono tua madre. Il romanzo è stato tratto dal blog della casalinga desperada Mirta Bertotti, frutto della fervida immaginazione del giornalista argentino Hernan Casciari.
Quasi quasi lo incarto e lo regalo a mamma Marina che ieri mi ha fatto il favore di andarmelo a comprare - e di pagare -. La povera donna è in preda alla crisi da negoziante esordiente. Non fa altro che appendere manifestini e spedire inviti per l' inaugurazione. Mi ha appena sottoposto a un' interrogatorio :- Ma ti piace l' arredamento del negozio ? Sii sincera. Non mi sembri tanto convinta -. La vedo pendere dalle mie labbra.
Gli scaffali alle pareti sono carini per cui la rassicuro e mi trattengo dal precisare che il colore delle pareti non è esattamente il primo dei pensieri quando mi sveglio e l' ultimo quando vado a dormire. Però capisco che per lei sia importante: dopo una pluriventennale esperienza di commessa si decide a aprire un negozio tutto suo ed è una soddisfazione che si merita e le auguro con tutto il cuore di avere successo e possibilmente di non scannarsi con la Bruttacopia che ha deciso di aiutarla. Quanto a me piuttosto che lavorare in un negozio di abbigliamento per sciura mi metto a leggere a leggere i tarocchi sui parciapiedi.
Ma il mondo è bello perchè è vario e pure le signore devono vestirsi. E a questo ci penserà la politropa genitrice. Che dovrebbe starsene un po' più calma. Una di queste sere brinderemo a camomilla e quasi quasi pure a marijuana, altrimenti il trenta invece di festeggiare l' apertura ci disperiamo perchè le è preso un colpo.
" ...Perchè questa vita stende
E chi è steso dorme o muore...
Oppure fa l' amore ".
Se mia madre, loro fan da tempi immemorabili sapesse che ascolto ripetutamente questa canzone gongolerebbe. Da giovane si appostava per ore fuori dalla loro casa sul lago per ore, nella speranza di vederli. Racconta ancora di quella volta che a un loro concerto il cantante a un concerto le ha sfiorato la mano, di lei protesa sotto il palco. La mia infanzia è stata perseguitata dalle loro canzoni, anche se già a quattro anni mi ribellavo e infilavo nello stereo la cassetta di Jovanotti, La mia moto, il suo primo disco.
In seguito, come è noto passai al punk. L' altra sera il cerco si è chiuso. Colpa di Pahola che mi ha fatto notare che abbondante dose di verità racchiudesse il testo.
Ma poichè lo ignora non gongola.
Quali sono gli strani tarli che Skellington ha in testa?
E tu Dio delle città faresti una telefonata in provincia ? Giusto per sentirti un po' più vicino...
Quando soffrivo per l' Innominabile avevo più stile. Non scendevo mai al di sotto dei Simple Plan.
Tuttavia, ci tengo a precisare che dall' ascoltare una canzone a diventare una fan dei Pooh ce ne passa.
Avete capito bene ? Ce ne passa. Sopratutto per la vostra post- rocker.
La Provvidenza è quella manifestazione divina che ti costringe a letto il giorno prima dell' esame di psicologia sociale. Che dovrò comunque dare prima o poi. Meglio prima che poi considerando che in questa sessione non ho dato mezzo esame. Non riuscire a concentrarmi è per la sottoscritta un ' esperienza nuova. Apro un libro determinata a concludere qualcosa ma al minimo appiglio una parola come sentimenti, relazione, comprensione trascina i miei pensieri da Skellington.
Non ho mai letto un libro di Honorè Balzac o I fratelli Karamazov. Non ho ancora scritto niente che valga la pena di essere letto. E potrei ritrovarmi domani in un letto d' ospedale come è successo a Spider. Perchè non riesco a gettarti alle mie spalle ?
E' complicato trovare la giusta collocazione al dolore senza sminuirlo nè fare in modo che travolga ogni cosa. Tra un' ondata di nostalgia e una di astio mi sono imbattuta in un bel racconto pubblicato online
"Tu mi chiedi se so che cos’è l’amore. A me mi sembra che l’amore è come quando ti spezzi una gamba. Prima la tenevi sana, poi -ttà!- un colpo che non sai da dove arriva e che mai avresti voluto, e la gamba è spezzata. E soffri, e ti fa male, e non c’è chi te l’aggiusta, e pure se te la curano, e ci vuole molto tempo, dove si è rotta ti rimane il debole. L’amore ti fa ridere e ti fa piangere quando sei solo, e menomale, che se ti vedesse qualcuno direbbe: ‘quello è scemo ‘, e invece è soltanto innamorato. L’amore ti fa fare progetti manco il meglio ingegnere, perché l’amore dà speranza, ti fa credere nel futuro ".
L' autore si chiama Giuse Alemanno e ha scritto un romanzo breve che si intitola Terra Nera.
All' epoca l' avevo apprezzato così tanto che avevo convinto Skellington a leggerlo. Skellington, che ci tengo a precisarlo, legge con la velocità e l' entusiasmo di un bradipo. Tuttavia non solo se l' era portato in vacanza, ma era anche riuscito a varcare il traguardo dell' ultima pagina, cosa insolita per lui.
Skellington. Sempre pronto a sbucare nei miei discorsi attraverso i percorsi più improbabili. Oh,Skellington... [ Il nome è accompagnato da un sospiro della scrivente ]. Come volevasi dimostrare.
Spider, quel nanerottolo a quattro ruote ha avuto un incidente. Un' auto dovrebbe avere travolto la sua sedia a rotelle. Si è beccato un trauma cranico e adesso è in coma farmacologico. Se non altro non c' è più niente in lui che si possa paralizzare. * Forse è meglio che stia zitta. Al peggio non c' è mai fine *. Che sia in ospedale con un ematoma in testa non toglie il fatto che sia un arrapato con la figa sempre in testa e l' uccello sempre in tiro ma non se lo merita di morire. Non così. Perchè sarebbe un' ironia tragica, troppo da film. Tra un' erezione e l' altra malgrado tutto è riuscito a spiegarmi la sua concezione del tempo. Far fruttare il tot di tempo che hai a disposizione.
Quel kazzone, che non ha ancora imparato a attraversare la strada.
Ha fatto numerosissimi incidenti, ovviamente. Se sei sulla sedia a rotelle e per di più nano c' è il rischio che manco ti vedono. Una volta è stato travolto dal proprietario di una celebre pasticceria, ne è uscito illeso ma per Natale si è trovato la casa invasa dai panettoni. Per dire come la situazione non sia priva di risvolti positivi. A volte ti va bene. A volte meno: come in questo caso.
A volte le mie amiche per ridimensionare i miei attacchi di paranoia " Sono un mostro ", mi portano Spider come esempio di autentico caso umano. Eppure la brutalità con cui ci prova in un certo senso è ammirevole. Esattamente come farebbe un qualsiasi ragazzotto in discoteca. Peccato non fosse il modo che piace a me.
Ho conosciuto gente normo infinitamente più imbranata di lui in queste faccende... Gioco di nano, vedi di farcela.
L' ho scritto a Spider l' altro giorno, e l' ho detto pure a Skellington molti mesi fa. Avete presente il fermo immagine dei film ? Ecco, Skellington è rimasto con il gomito appoggiato al tavolo, sbattendo ripetutamente le palpebre con l' espressione di chi non se l' aspetta, e ha mormorato: " Lo pensi davvero ? ". Forse è stato allora che ho iniziato a innamorarmi. Tutt' altra storia con Spider, sono sicura che ci arrivate anche da soli: " Tu non puoi farmi sentire sbagliata, deforme o insormontabile perchè tu sei come me. Sei malato pure tu ".
Più di una persone dei giorni scorsi mi ha domandato se io stessa non sono la prima a vedermi sbagliata, deforme o insormontabile. Dubbio legittimo dal momento che : " Io sono un mostro " è un' affermazione che singhiozzo abitualmente.
Dunque non sono forse io la prima a vedermi sbagliata ? Il mio esame di coscienza è durato quasi una settimana.E la risposta è no.
Se fosse sì sarei passata sopra tutto il male che più o meno volontariamente Skellington mi ha detto e fatto. Gli avrei procurato tutte le attenuanti del mondo e mi sarei aggrappata a lui, ai residui della nostra amicizia. Lo avrei assolto. In fondo era la cosa più bella che avevo, il mio piccolo Skellington a cui dedicherei l' intera discografia degli Smiths. Mi manca, mi manca ogni giorno.
Lo sapevo che avrei provato nostalgia, fin dalla notte in cui ero seduta sulla porta di casa del Diavolo, e piangevo e continuavo a ripetere che: " Nessuno dovrebbe essere mai costretto a scegliere tra il proprio corpo e il suo migliore amico". Sono passati sei mesi da allora. Sto soffrendo ancora. E soffrirò ancora. Ma adesso so che io non considero la mia malattia un problema insormontabile. Perchè se lo fosse stata avrei continuato a dare a Skellington quello che mi chiedeva : un amore senza pelle. Ma ho detto di no. Perchè le mie mani, e le mie gambe fanno parte di me e non sono bucce d' arancia che la persona che amo può buttare nel cestino. Certo è dura.Non mi sento nè figa, nè forte, nè matura. Di solito mi assale il magone. Sopratutto quando realizzo che il prezzo da pagare sei stato tu.
Amici, compagni di corso e contatti Messenger tutti hanno dato l' ennesima prova della loro incompetenza musicale. Hanno letto questa frase accanto al mio nick senza sapere, incolti, che non stavo invocando vendetta, ma stavo semplicemente citando una versione di Valvonauta che ho trovato nella sezione audio di questo sito.
" E penso sempre al sesso / mi affogherei... ".
A costo di venire etichettata come la solita ninfomane vi preannuncio che potrebbe diventare la canzone dell' autonno 2007. Un po' come la versione originale di Valvonauta è stata la colonna sonora dell' autunno 1999.
Nonchè la sveglia per mezza Brescia, visto che io una mia compagna di classe avevamo preso l' abitudine di cantarla sull' autubus andando a scuola. Adesso me la canto per tenermi lontana dalle insidie di Spider. Il quale continua a sostenere di volermi (scopare). Convinzione che invece di rafforzare la mia fragile autostima la sputtana a un livello che non avrei mai immaginato. Fare la pattumiera dello sperma altrui decisamente non si rivelerebbe d' aiuto. Ho depennato Skellington perchè si aspettava amore ma senza il mio corpo. Adesso eliminerò Spider perchè vuole il mio corpo anche se non c' è nessun amore che ci invischia. Tanto non mi farebbe comunque dimenticare il disagio che ho provato quando Skellington mi ha accarezzato la testa ed è stato come se passasse le mani su una graticola. Tornerò a chiedermi se e come sia possibile non sentirsi fisicamente sbagliati nel privè della mia testa. Il lettore accorto avrà comnque notato come la risalita continui lenta ma inesorabile. Da Tiziano Ferro siamo tornate ai soliti fragorosissimi ascolti.
Mi ha mandato una mail Beerman, che ringrazio per la premura. Voleva accertarsi delle mie condizioni psicofisiche attività che in questo periodo richiede cautela. Dunque non sto nè bene nè male. Semplicemente dormo.Dormo dalla mattina alla sera e tutta la notte. Come un cucciolo di ghiro in letargo. Colla di Welsh non l' ho ancora finito. In compenso però ho letto una biografia di Saffo. Da: " Sono più verde dell' erba e mi sento sul punto di morire " a " lo sai che l' amore è una patologia ? " la faccenda da duemila e cinquecento anni a questa parte non è cambiata poi tanto. Il mio personale contributo -che potete fare vostro e riutilizzare in caso di necessità - è il seguente :
" In te ho amato cose che non sapevi neanche di avere ".
Ora mi domando era lui che:
a) non le vedeva
b)Non voleva farle vedere a me
Oppure ero io ad essere in preda alle visioni ?
Studio quanto posso e mi sono data agli esperimenti sociologici provando l' ebbrezza (si fa per dire) del sesso online. Diventare una puttana virtuale non mi ha sollevata dai miei dubbi molto reali. Prendo atto del mio errore, non volevo lasciare niente di intentato per sentirmi almeno un po' meno sbagliata.
Eh sì, il sabato pomeriggio si rivela sempre un brutto momento.
Da ricordare: " Con la calma e la vaselina
l' elefante inculò la gallina ".
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare qui non ci si sta affatto crogiolando. Solo che è una situazione un po' del ( kazzo - kazzo - kazzo ). Abbiamo stabilito di non pensare a colui che è stato condannato alla damnatio memoriae, ma chiusa tra le quattro pareti di casa risulta impossibile distrarsi sul serio. A parte il fatto che mia madre è tutta in fibrillazione per essersi messa finalmente in proprio dopo una ventennale carriera da commessa. E mi auguro solo non le prenda un colpo proprio il giorno dell' inaugurazione del negozio. Tanto più che nella dimora in cui risiedo sembra aver piantato le tende una misteriosa presenza che sono solita chiamare Entità. L' Entità si diverte a avvitare i tappi sul colluttorio che dovrebbe restare aperto ( con una mano sola a svitarlo faccio fatica ). Inoltre si diletta fare sparire cavi e prese usb di ogni sorta. Last but not least è solita fare uso della toilette ma si dimentica di azionare lo sciacquone. In casa B. dominano il sospetto e il nervosismo tra i membri della famiglia, alimentati dalla consapevolezza di questa misteriosa entità che mia madre si ostina a dichiarare inesistente. Tanto io a metà del mese faccio i bagagli e me ne torno a Milano. Nel frattempo contrasto la narcolessia di cui sono vittima scrivendo mail lunghe, lunghissime che un occhio pigro potrebbe giudicare addirittura interminabili ( mi perdonerai, destinatario, non è vero ? ). E poi oggi sono andata pure a farmi i riflessi ai capelli di uno strambo colore rossiccio. Soddisfatte di questo tentativo di ravvivare la nostra femminilità latente ci infiliamo il pigiama e ce ne andiamo a dormire.
Ci sono cose destinate a rimanere ambigue. Per esempio le prime parole che Alberto canta all' inizio di Vera.
Dice di sentirsi ok oppure gay ? Mistero indecifrabile.
La prima persona singolare in questi giorni non fa altro che sbadigliare. Ciondola dappertutto e si addormenta al tavolo di un bar. Darà un esame il 18. Soltanto uno, ma come sostiene il proverbio cinese coniato per l' occasione : " Meglio un esame che nessun esame ".
Escludendo la mole direi che sono in tutto e per tutto assimilabile a un ippopotamo.